Un cappotto nero appeso vicino alla porta, con una sciarpa di lana rossa girata intorno al collo. Accanto, la giacca blu senza un pelo, senza una traccia dell'abbraccio dei primi istanti.
- Ciao, amore.
Ha detto mentre la stringeva, e ha tenuto la sua testa nell'incavo del collo, appoggiata di lato sulla spalla. Ha sentito sulla guancia il calore della pelle, e l'alito in gola insieme alla saliva; il seno premeva sul petto e si poteva solo immaginare, abbottonato, avvolto dentro il cappotto nero.
- Mi piace che apri le braccia e mi nascondi.
Ha sussurrato, mordendogli il mento. E ha preso la sua bocca, si è infilata con le mani nella giacca mentre la baciava. Bacia bene, lo fa sentire uomo: l'ha notato subito, la prima volta che ha avuto il coraggio di avvicinare le labbra al suo viso.
Parlavano, come facevano spesso nei giorni in cui il lavoro lo teneva in città: i pretesti per incontrarsi sempre più fantasiosi, la osservava seduta con le mani mobili a disegnare l'aria insieme alle parole. Studiava i movimenti e si incantava di un sorriso, della storia di un libro nuovo o una digressione che faticava a ricordare tutta. Quando ha deciso, e l'intera notte sveglio a preparare il gesto l'ha convinto a tentare, si è alzato dalla poltrona, ha superato la scrivania e l'ha raggiunta. Una mano sul volto per accarezzarla, ha notato che forse i gesti erano quelli che anche lei sperava. Così ha avvicinato la bocca, e ha trovato la sua. E ha pensato, sì, l'ha pensato subito, che baciasse proprio bene. Come ha fatto due ore fa, più o meno, quando hanno attraversato la hall lussuosa come due estranei, prima lei poi lui, sono saliti su ascensori diversi e hanno raggiunto il settimo piano, hanno camminato senza rumore fino alla porta della stanza (sempre quella, a lei piace così) e si sono tenuti stretti solo quando si sono sentiti al sicuro. Dagli occhi, dagli inchini, dal pettegolezzo che tanto esiste ugualmente. L'ha baciata appena ha sentito il clac della serratura, la sua testa appoggiata alla spalla e le labbra morbidissime, sottili, la lingua dentro di lui, intorno alla sua.
- Non vedevo l'ora.
Si è lasciato scappare. L'ha vista sorridere, compiaciuta. Per un istante, solo un istante ha ricordato un racconto che lei ha scritto per un'antologia, l'unico racconto d'amore.
L'unico racconto d'amore. E non era per lui.
- Bah, come ero sciocca.
Ha detto quando l'ha visto leggere quel racconto, e non ha raccontato chi fosse l'uomo con la barba. Ha dovuto fare da solo, con le indagini che in fondo sono tanto semplici: ha visto e ricordato, si è stupito un po'. Ha pensato che non fosse per lei, ma si è fermato a chiedersi se da qualche parte, nascosto a tanti occhi, esistesse il grumo che l'aveva fatta innamorare.
- E' uno che non valeva la pena amare.
Eppure. Gli è venuto in mente il racconto, e anche l'uomo con la barba, quando ha visto i suoi occhi felici con un sentimento che assomigliava all'amore. Perché ha pensato di essere simile a lui, all'uomo con la barba, in un albergo di lusso con Milano fredda fuori, e il sesso rubato agli sguardi e all'insistenza sospetta di sua moglie. Gli capita troppe volte di fermarsi a pensare a Chiara, quando è con sua moglie. E, se ricorda i baci o il corpo nudo che gli si accoccola sopra con l'estasi dipinta in viso, non può fare a meno di odiare l'uomo con la barba che ha avuto tutto prima, e forse l'ha avuto meglio. Perché lei non dice mai ti amo.
- Io te lo dico spesso.
Le ha rinfacciato una volta, osservando i gesti lenti con cui si rivestiva dopo una doccia lunga e profumata in cui si era infilato per continuare ad averla, averla ancora finché poteva.
- Lo so. Ma sono parole. Cazzate.
Non le sta bene la parola storta sulla bocca, non è la sua. La perdona perché ha capito che qualcosa non è andato, non molto tempo fa. La perdona perché in fondo la sua fortuna è stata il dolore di una delusione che non riesce ancora a mascherare, con la mano che si alza di scatto e dice:
- Non toccarmi!
Se le propone di andare in vacanza qualche giorno insieme. Perché non sa ancora accettare che sia suo, e divida con lei strade e tempi e luoghi. Deve prenderla e portarla via, organizzare sorprese che la lasciano stordita con la bocca semiaperta e gli occhi di una bambina impaurita, la vibrazione sottile di quando chiede di fare l'amore. Riesce ad averla solo se la picchia di un amore sovrabbondante e zuccherato, ironico di gesti lontani dai ricordi che non vuole raccontare.
E' stato fortunato quando lei ha perso l'amore, ha raccolto dove altri avevano buttato via e fatto rinascere l'unica donna che valesse la pena incontrare. Perché è sicuro, lei lo ama. Lo capisce dal sudore che lo copre quando la fa perdere di piacere, dai "Finalmente" che le sfuggono se si lascia andare ed è felice. Lo capisce dai regali, dai piccoli pensieri nascosti e dai messaggi che vorrebbe ogni ora, ogni minuto, ogni istante. Per respirarla anche quando è costretto a starle lontano.
- A cosa serve dirtelo, dovresti saperlo. Dovresti sentirlo da me, da cosa faccio e come.
Lo sente. Lo vede. Sa che la loro storia le regala vita. Respira l'amore che l'ha travolta almeno quanto abbia travolto lui. E, se solo l'uomo con la barba non esistesse, potrebbe raccontare a se stesso di avere avuto l'ultimo miracolo della vita.
Se l'uomo con la barba non ci fosse.
- Che stupido, è l'ultima persona di cui avere paura. Anzi, no, quella ancora dopo l'ultima! Se restassi sola al mondo, e ci fosse solo lui, non mi accorgerei della sua presenza. Era un abbaglio, sai, ho visto un uomo che non c'era.
Quando lo rassicura è sincera, lo legge nei suoi occhi. Lo pensa sul serio, non ama più l'uomo con la barba e forse lo disprezza un po'. Ma la verità di oggi non è il punto, non il punto vero. C'è il racconto, l'unico racconto d'amore.
L'unico racconto d'amore.
- Ma scusa, è passato! Non ricordo, non ha senso. Non è più...
Niente. Dice che è niente. E sa che è vero, lo sente. L'ha guardata a lungo a Firenze, l'ha seguita a Roma, ha parlato con l'amica che conosceva anche l'altro, l'uomo con la barba.
- Avrei giurato che fosse diverso, almeno educato. E che le volesse bene. Ma sai, adesso che la vedo così sono felice e non me ne importa niente. Anzi, non capisco come mi sia venuto in mente di pensare che fosse al nostro livello. Meno male che è andato via. Le farei rivivere in pieno tutto il dolore che ha avuto per essere sicura che poi si metta con te. Guardala, cosa ti importa di lui? Guardala adesso.
La guarda. Tanto spesso da stupirsi. Ha avuto donne alte, flessuose e capaci di togliergli il portafogli ogni volta che volevano. Ha avuto attrici, modelle, ballerine. Ha avuto amiche di sua moglie che fingevano di porgergli la guancia la domenica sera, per salutarlo caste e stridenti di fraterno affetto, poi gli sfioravano la cerniera dei pantaloni. Ma lei, lei è unica. La guarda e vede l'amore, la felicità libera di un'artista libera che lo trascina, liberi, nei letti morbidi degli alberghi o della casa a Ponte Vecchio, e gli fa perdere il ricordo del tempo.
Se solo non ci fosse l'uomo con la barba, e il racconto. Se non dovesse paragonarsi a un tizio che ha immortalato con la scrittura, tenendogli le dita sul viso con le parole nelle orecchie.
- Uffa, smettila. Non so più come dirti che neanche mi viene in mente. Ci pensi più tu! Dai, baciami, ricco e vecchio signore.
Ha capito, però. Sa che il problema è il racconto. Sa che non vuole chiederle di parlare di lui, di dire l'amore, anche se con tutta l'anima spera che lo faccia. Sogna uno specchio che lo rifletta accanto a lei, nelle lenzuola lente e impregnate del loro odore e nelle colazioni eterne con decine di baci sui cumuli dei giornali aperti e scricchiolanti tra le dita. Lo vuole, il suo racconto, e che sia più bello. Molto più bello di quello nell'antologia, con la barba di un uomo che non ha saputo capirla.
Ha voglia di essere nelle sue dita mentre scrive, nei suoi amplessi fedeli e urlati e nei pensieri, pieni densi totali, quei pensieri che crea respirandogli addosso. Vuole che la barba sia cancellata dal suo volto liscio, dai pochi capelli scuri, dal portamento calmo e la stretta di mano forte. Vuole sentire, e leggere, che anche lei è piena d'amore, sente la sua mancanza quando è costretto o vuole o pensa di starle un po' lontano. Per la famiglia, il lavoro, la barca, i soldi.
- I sooooldiiiiii!
Dice lei scherzando, e fa sentire che non le importa. Non potrebbe comprarla nemmeno se volesse, lui che riuscirebbe a comprare tutto, tutto ciò che si fa comprare. Più dell'uomo con la barba, più di chiunque altro. Glielo ha detto, una volta, le ha detto che se volesse potrebbe portarsi a casa l'uomo con la barba e tutte le sue aziende, tutto ciò che ha.
- Sono più ricco di lui, sai? Molto di più.
Non ha mai dimenticato lo sguardo, e le frasi piccole sibilate con la erre blesa.
- Prendi i tuoi soldi e vai via. Devo dimenticarmi che sei ricco, altrimenti ti paragono a lui e me ne vado. Piccoli uomini senza cultura.
Non ha più sbagliato, dopo. Ha letto i libri e bevuto verità nascoste, e ha lasciato i soldi fuori dalla porta. Perché può comprare tutto. Lei no.
- Vuoi che scriva che ti amo?
Ride, mentre dondola sul letto e lo prende in giro. E' piena di lui, spettinata e sexy. Ride. Ride.
- Devo dire a tutti che ti amo?
Dondola, lo fissa. Deve essere serio, quando fa così. Non può permetterle di camminargli sopra. Ma lo vorrebbe, sì, vorrebbe leggersi. E sapere di essere meglio dell'uomo con la barba, meglio in tutto.
Lo saprà solo leggendo.
Un cappotto nero appeso vicino alla porta, con una sciarpa di lana rossa girata intorno al collo. Accanto, la giacca blu senza un pelo, senza una traccia dell'abbraccio dei primi istanti.
Domani mattina dovrà lasciarla, uscire dal suo corpo e portarsi dietro il suo profumo. Fino al giorno dopo, quando fuggirano in albergo. Ancora. Prima che parta per una presentazione. Con lui nei sensi.
Ha deciso di seguirla, questo fine settimana di menzogne a casa e sapore della sua carne sotto le unghie. Andrà con lei e salirà sul treno per sorprenderla con la testa china sul romanzo da finire. Sorriderà furba con gli occhi dolci e la luce da demonio.
- Oh, guarda.
Commenterà felice.
E chissà. Chissà se scriverà di lui, questa volta.
Premio Pimby, che sarà consegnato a Roma presso il Palazzo delle Esposizioni, il Professor Umberto Veronesi, in qualità di Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, riceverà la Menzione speciale alla “cultura del fare”.
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