La mia foto

cosa ho scritto...

  • "Diario di Melassa": Edizioni Historica, 2009
  • "Le parole del buio": Edizioni Creativa, 2008
  • AAVV: RAC-CORTI - Il chiama angeli
    Il mio racconto "Il chiama angeli" nell'antologia RAC-CORTI di Giulio Perrone Editore 2008
  • AAVV: EROS & AMORE - La penombra di un ufficio e un ascensore che sibila
    Il mio racconto "La penombra di un ufficio e un ascensore che sibila" nella sezione EROS di "Eros & Amore" di ArpaNet, 2008
  • "I racconti delle bacche rosse": Lampi di Stampa Editore, I Platani Narrativa, 2008
    Il secondo libro di fiabe
  • AAVV: CONCEPTS PROFUMO - La piccola casa di legno, e quel profumo. Fragranza e mistero di notti romane
    Il mio racconto "La piccola casa di legno, e quel profumo. Fragranza e mistero di notti romane" nella raccolta "CONCEPTS Profumo", Edizioni Arpanet 2007.
  • "Una storia ai delfini": Edizioni Creativa, 2007
    il mio primo romanzo
  • AAVV: CONCEPTS MODA - La donna vestita di fiori
    Il mio racconto "La donna vestita di fiori" nella raccolta "CONCEPTS MODA", Edizioni ARPANet 2007
  • "Esser grandi è una fiaba": Lampi di Stampa Editore, 2006
    il mio primo libro di fiabe

è bello sentirvi!

aprile 2010

lun mar mer gio ven sab dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    

« in mare | Principale | le mani ferme »

Commenti

L'arte è sempre ARTE!

Ultimamente il "girare" come una trottola è ricorrente nei tuoi post...è voluto ?

E'la perfezione intuita da Piero della Francesca...

Sì penso che la sensazione di fronte al risveglio della passione totale per l'arte sia un vortice che mi coinvolge e forse mi spaventa un po'

l'importante è non perdere l'equilibrio...anche se da bambini il divertimento era proprio quello.....magari quella è una tua necessità e non dovresti spaventarti di ciò....è normale

Credo che l'inquietudine nasca dal contrasto forte tra una professione che richiede razionalità e controllo assoluto delle proprie reazioni e l'anima fortemente artistica.

è tutto un equilibrio. è solo questione di gradienti.

il bianco mescolato al verde.

la fantasia intrisa nella realtà.

è una faccenda di gradazioni....

gradienti di profondità ?

beh...tu sei molto più bravo di me con le parole non v'è dubbio.

il mescolare lo intendo come equilibrio ed alchimia di due elementi. che non si contrastano. ma che sono parte integrante della realtà.

più andiamo in profondità più la pressione sarà forte.

dunque degli elementi legati tra loro che nel loro preciso equilibrio danno un risultato ben definito.

la terra e l'acqua che spingono.

la realtà e la fantasia che spingono.

(devo imparare a non intromettermi in queste discussioni alte....)

più si va in profondità più la pressione è forte, è proprio la mia sensazione. Eppure l'arte regala anche grande leggerezza.

Uno, se dici così metti uno specchio a fronte della mia saccenteria e devo frenarmi anch'io.
Uno e MG: in che senso "pressione" ?
Tks.

Pressione... del dubbio che più vado in profondità più mi assale, sul senso delle cose e sulla mia inadeguatezza ad affrontarle. Pressione per la bellezza terrificante della passione artistica, dell'arte in se stessa. Pressione perché tenersi in superficie è più semplice anche se io ne sono incapace e spesso mi rimprovero per questo.
Pressione per il mio essere poco o niente di fronte alla vastità del tutto...

L'onda della sensibilità, l'onda della percezione dell'arte,l'onda della conoscenza e, a livello delll'umanità, l'onda dello sviluppo tecnologico... E' un'onda che monta, si innalza smisuratamente e minaccia di infrangersi con una "pressione" smisurata sull'individuo e sulla società.
Ci sarebbe un unico modo perché l'onda s-misurata non si infranga. Aumentarne la dimensione della base. Altrimenti è certo, lo dimostra inequivocabilmente l'equazione d'onda, la catastrofe è imminente. E' per questo che restiamo aggrappati sulla zattera della superficialità. L'onda ci affascina e contemporaneamente ci atterrisce, ci opprime, ci incombe. Ho capito, forse, cosa intendi per "pressione".
Sulla base, dovremmo ampliare la base...

Vero

"la pressione".....giusto. sembra quasi una cosa negativa eh???

invece no. è solo la consapevolezza che la pressione arriva facendoti male per estirpare quasi una parte di te stesso dal proprio dentro.

diciamo che io la vedo quasi come una sorta di sofferenza.....proprio come i veri romantici supponevano.

c'è un tarlo. che rode. rode. e lavora in silenzio. va. cammina. da solo. ti ruba il tempo e l'aria. ti fa pressione. spinge. è cattivo. come la sofferenza. ma è uno stato passeggero che ti fa passare attraverso te stesso ed esci alla luce con una nuova verità. il negativo di te stesso.

pliush leva quello specchio e parla....

la pressione dell'istinto, a volte definito talento... questa sì è positiva, anche se mette in profonda crisi quando si manifesta...

evviva le crisi.....da ogni rivoluzione nasce un'opera d'arte.

A volte, per esprimersi ci vorrebbe un dizionario delle parole sottili, che purtroppo non c'è. Per questo ricorriamo a metafore prendendo in prestito termini del mondo fisico ed in particolare del nostro corpo e delle sue funzioni. Ad esempio "com-prendo ciò che dici", "vedo il problema", "cerco di sbrogliarmi", "quello lì ha fegato" etc.
Questa premessa per dire quanto sia difficile "districarsi" tra le funzioni sottili. Perché una parola può rivestire diversi significati, a secpnda della cultura e della mente del ricevente. Ad esempio, una delle parole più inflazionate è coscienza, a volte intesa come mente, altro come anima, altre come veglia, altre come topos psichico... e allora chiedo scusa per la confusione che posso generare, usando parole come sofferenza, consapevolezza, gioia, piacere etc.
Una riflessione potrebe concernere il rapporto tra arte, sofferenza e consapevolezza.
E' incontrovertibile che la sofferenza abbia generato opere d'arte sublimi. Mi arrischierei però a dire che non si tratti di una relazione né di sufficienza né di necessità.
Dal processo di Norimberga è risultato come alcuni tra i più feroci comandanti dei campi di sterminio, fossero grandi appassionati di musica classica: di Beethoven in particolare. Arrivarono persino ad organizzare tra i dannati orchestrine che accompagnassero il cammino dei condannati al supplizio: totentanz.
Alcuno venditori di uccelli accecavano i canarini affinché cantassero meglio. Basta, troppo orrore.
Genio e ...scelleratezza.
Non, forse le cose non debbano stare esattamente così. Mozart aveva i suoi problemi, sopratutto economici che lo massacravano. Tuttavia la sua musica è pervasa da una tale allegria e gioia di vivere che nulla hanno a che fare con la sofferenza, di cui, pure, ne era interprete straordinario.
Negare che la sofferenza possa produrre arte sarebbe sciocco. Ma mi sembra di capire, o "sentire", che la sofferenza non sia indispensabile, anche per lo sbocciare della propria arte.
Forse la strada è anche un'altra. Leonardo soffriva ? Certamente Michelangelo si. Anche Van Ghog. Gauguin le sofferenze le faceva patire agli altri.
La discussione è aperta...

Sofferenza e arte... se la sofferenza permette di esprimere con minore razionalità (quindi senza filtri) ciò che c'è all'interno, ciò che il talento riesce a creare solo usando l'istinto allora sì, sofferenza e arte possono andare insieme.

beh alcuni atteggiamenti rasentano la patologia però.

la mia interpretazione è che la sofferenza artistica possa essere come una sorta di bolla di vetro. nella quale ci si chiude. e nella quale si e si possono compiere le scelletarezze più efferate così come le delicatezze più assolute.

ma è quella bolla di vetro. dalla quale si vede la realtà ma non la si influenza.

cantare di morire per non morire sul serio.

però se canti di morire devi portare in te la sofferenza della morte stessa. quantomeno l'idea visto che morire lo si può una sola volta.

forse io sono affascinato più dalla forza della sofferenza che quella del sorriso e della leggerezza. ma credo che questa sia una mia distorsione o visione personale. nulla di generico. tanto è vero che io in quella sofferenza non ci vedo una componente di dolore necessaria. ma ci trovo una sorta di passaggio. di trasformazione. da uno a due.

ora uno cambia da anima ad anima. due cambia di conseguenza da anima ad anima. in una progressione che forse non è neanche ben precisa

però due è sempre la felicità.....che non è un bicchiere di vino ed un panino.....(ma potrebbe in effetti)

I commenti per questa nota sono chiusi.