Da tempo ho lasciato una ossessione.
L’ossessione di poter possedere un altro.
Non esiste possesso se non nel ricatto. O nella finzione.
Ricordo i reciproci: fallo per me!!!
Fallo per me??? Ma che significa?
Nessun essere umano ha il diritto di dire a un altro essere umano: fallo per me!
Perché è un ricatto. Che genera l’illusione del possesso.
“T’amai senza che io lo sapessi, e cercai la tua memoria.
Nelle case vuote entrai con la lanterna a rubare il tuo ritratto. (…..)
D’improvviso, mentre venivi con me …..si fermò la mia vita.”
Sì, si fermò. E non doveva fermarsi.
Attorcigliata a te come un tralcio sul tronco della vite.
Dedita. Annullata.
Ho fatto tutto per te.
Gridasti: hai fatto per me cose che non ti ho chiesto. E che non mi interessano.
Fu quel giorno. Che io mi spezzai in due.
Mai investire in un rapporto. Mai investire in un altro.
La più grande paranoia sull’amore è l’idea di dedizione.
Qualunque amore. Anche le madri non devono annullarsi dietro i figli.
E poi il discorso demenziale del sacrificio.
Idee capaci di distruggerti per sempre.
E che contengono una contraddizione intrinseca. Amo e, quindi, mi sacrifico. Ergo…soffro.
La croce. Il calvario.
Ci manca solo che se ti amo soffro. Se ti amo gioisco.
Non sopporto l’associazione amore/dolore. E’ una sovrastruttura.
C’è un piacere sottile nel cullarsi in idee castranti.
Amo ma non possiedo. Questo è, se mai, il dolore.
Tu sfuggi. Tu sei e rimani altro da me. Io sono altro da te.
L’amore è energia. E basta.
Ma io avevo paura, “….o qualcosa del genere. Se sapessi soltanto di che cosa ho avuto paura avrei già fatto un gran passo.”
Ma sì che lo so, “…è dell’esistenza che io ho paura.”
E’ del niente. E’ del vuoto. E’ della perdita. Della dimenticanza. Dell’apparenza. Del non vero.
“Ogni esistenza nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per necessità.”
Io sono nata in novembre perché ci furono due che scoparono in febbraio.
Se quella sera fossero andati al cinema…..
Chissà cos’hanno provato. Ogni tanto ci penso.
“Triste post coitum omne animal…..”
Sì, perché un’altra grande sovrastruttura è legare l’amore alla scopata. Nella quale ultima entrano in gioco migliaia di fattori. Anche nella scopata coniugale.
Il possesso. Che cos’è? Niente. Perché non c’è. Non esiste.
C’è l’Io. Quello sì che c’è.
E la terribile solitudine con l’altro. A fianco all’altro. Dentro l’altro.
Terribilmente sperando di fondersi nell’altro.
La mia solitudine fusa nella tua.
Ti ho amato profondamente. E ti amo. A modo mio.
E tu. A modo tuo.
Tutti amano a modo loro. E per se stessi. Per l’energia che ne ricavano.
Narciso si specchiava in una fonte. E si innamorò dell’immagine riflessa. Volle abbracciarla. Abbracciò acqua.
Muore di dolore nel momento in cui si accorge che non potrà mai possederla.
Rifiuta la realtà. La scambia per un suo fallimento. Per questo muore.
Il bisogno spasmodico di possedere l’altro è, dunque, inconscio bisogno di possedersi? Non si può possedere.
L’altro è l’Io. Per questo lo amiamo.
Per questo, quel giorno, ti ho tolto le catene.
E’ stato quando (credevo) mi sono (forse) impadronita di me stessa.
Fu l’ultima illusione. Possedere se stessi.
Poi non ne ho avute più.
Silvia Delaj
Ottobre 2008
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