Pochi passi e la strada sale, si perde in un gomito in mezzo alle case scrostate di sale e vento. Li immagino camminare sdrucciolando sassi che rotolano e si fermano nell'erba, oppure cadono giù fino a tuffarsi nel mare. Ci sono bambini e vecchi, e qualche coppia di mezza età con i jeans e i maglioni di cachemire legati ai fianchi: scendono al paese per i quotidiani e una spesa veloce, poi si fermano al bar sul sentiero dove non ti servono mai. Puoi restare seduto ore anche quando non c'è nessuno, ascolti le onde di Punta Chiappa o le immagini se il silenzio è totale, speri che prima o poi qualcuno si accorga che esisti. Il bar di nessuno, con un menu tirato sulla pietra in qualche modo e frasi laconiche a chiederti come ti sia venuta l'idea di fermarti. Proprio lì, proprio adesso. Insomma, anche questo è San Rocco. I due che si amano a forza con occhi invecchiati e il cane colore del miele, abbandonati su panchine fredde che scricchiolano briciole e conchiglie frantumate, lanciano sguardi molli di presunzione da milanesi profughi, e le famiglie con gli zaini e le macchine fotografiche e le stesse inquadrature standard, e tu. Chiunque e qualunque e lontano.
Si perde la frenesia della mano che da questa mattina tormenta fogli e libri e i gatti a pallottole grigie. Si perde la carne morsa e strappata con le poche parole che valga la pena sapere.
Ricordo le vie di New York quando era freddo, gli stivali mangiati nella neve ai lati della strada e il vuoto che prendeva. Sussurrando idee che non ho più incontrato. L'albergo era brutto, la camera alta sulle limousine agli incroci e Central Park immobile sotto i fiocchi grossi che potevi soffiare via dal viso senza fare rumore. E i libri sotto il braccio, sempre. Eri ancora lontano e ignoto, eri ancora con me. Predestinato al silenzio.
Ora. La neve si scioglie sui prati che vedo dalla finestra, il gelo indurisce ma non sa resistere e gocce di rumore fanno plot plot sulla testa dagli angoli delle case. Sono stata a cene di chiasso e ritrovata amicizia, ho ascoltato e annuito e sentito parole, ho accettato spiegazioni a pupille strette sulle guglie illuminate del duomo. Ho nascosto la frenesia delle mani. E ignoro. I circoli adoranti e le maldicenze sotterranee, e finti scrittori che imitano annoiandomi, si improvvisano recensori e critici e crocerossine. Vuoto di noia che non so descrivere.
Fuga.
Sarà questo.
O scelta, lo so.
Buio.

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