La chiamano seduzione. Qualcuno la sa usare, altri no. O meglio: dovrei parlare di seduttività, di quel talento che non si spiega e attrae fatalmente, senza ragioni spiegabili con la logica, e imprigiona per qualche periodo finché la mente di schiarisce. O sbiadisce, vedete voi. Perché essere sedotti ha qualcosa di magico, non c'è guarigione che tenga: ti senti preso in una ragnatela che tenti di odiare (il più delle volte ci riesci, ma se ce la fai a odiare diventa peggio, solo l'indifferenza ti salva ma è difficile essere indifferenti a chi ti seduce), una ragnatela intricata e densa, vischiosa come bava che stuzzica di spilli la carne e non ti lascia andare. Puoi solo sperare di guarire, puoi attendere che un evento sufficientemente cattivo strappi tutto e ti permetta di andare via, riprendendo il possesso della mente e il controllo dei sensi. La seduzione appanna il cervello, fa muovere con la sensazione di essere amati e non c'è rischio peggiore: chi ti ama, ti ama forte, con la passione e tutto il resto, è il veleno mortale per la costruzione di una vita, per quel castello di ambiguità e doveri cui tutti tendiamo. Credo.
Perché i sensi vanno controllati.
Parla bene chi sostiene che l'amore sia il sesso. Parla ma non ha ragione. L'amore è altro, è costruire giorno per giorno un rapporto e non strappare: ci sono donne che strappano, prendono voracemente senza aspettare. Sono donne che non si amano, si usano e si buttano via. Le donne da centellinare, quelle invece si amano: magari ti sfiniscono mettendo a posto gli armadi al cambio di stagione, ma sono ragionevoli e posate, sanno seguire la tua vita in modo pedante ma affettuoso, e vengono con te. Ovunque tu vada. Non so quale differenza esista tra queste donne e i cani; amo i cani, amo tutti gli animali, ma la fedeltà del cane è la stessa di queste donne inossidabili e pazienti, scrutatrici del retropensiero (che orrendo termine) e con la propensione all'indagine. Le donne che non seducono forse, ma conquistano nel periodo lungo sui cuscini di un divano con le pantofole ai piedi e la televisione accesa.
Insomma, si parlava di seduzione. E' una malattia dalla quale guarire. Ti spacca la testa e ci infila una lama affilata e bollente, non ti lascia perdere di noia e quotidianità, fa nascere voglia di viaggio e riscatto, fa pensare di essere migliori di ciò che si è. E forse è proprio questo il guaio: chi ti seduce ti fa sentire migliore, ti regala la falsa impressione che per te esista altro, più in alto e più in là. Chi seduce affonda le unghie nelle tue braccia e tira via dalla monotonia, dalla rassicurante realtà di ore banali ma piene di razionalità e tiepido amore. Chi ti seduce è pericoloso, ti offre il tormento e butta via la quiete, mette in mano corpi sudati e lascivi (o almeno la loro idea) e trascura doveri e feste in famiglia ed Epifanie dalle cognate che trastullano parenti sotto gli occhi dei mariti.
La seduzione. E' melassa, e l'ho sempre odiata. Quando giro le tre o quattro mandate della porta blindata da ricco ho un lampo di noia, che passa subito quando capisco che il riscaldamento è acceso e i soprammobili sono stati spolverati, e potrò infilarmi la vestaglia e stendere le gambe sul mio tavolino in attesa dell'odore della cena. Con il sesso che farò nella notte e forse mi richiederà pensieri nascosti per tenere alta l'eccitazione, ma è di certo meglio di salti tra le lenzuola in alberghi che poi si lasciano per non rivedersi. Perché sono io a non rivedere.
C'è chi seduce. E perde. E c'è chi costruisce con la pazienza e l'amore. Forse.
La seduzione. Mah.
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