Sei entrato, solo, le mani tuffate nelle tasche della giacca scura e la borsa a tracolla. Qualche sguardo in giro, neanche troppo,e mi sono chiesta se hai imparato la tecnica del divo ritroso e schivo oppure sei timido. Come credo, come ho sempre pensato. Sei arrivato in basso, al centro dell'arena, hai appoggiato la borsa sul tavolo lungo con i microfoni e guardato il pubblico e le file complete, senza posti vuoti, e sorriso un po'. E mi hai vista.
Non so se ti aspettassi di trovarmi seduta in seconda fila (così vicina, tanto vicina), con le ginocchia strette e il viso rilassato, la borsa nascosta sul pavimento da qualche parte. Non sei abituato. Sai che sono gelosa. Non sopporto le donne che ti diluviano addosso, dopo. Si chinano e vogliono autografi e fanno proposte. Ammiccano, sempre, anche quando lanciano domande colte con la erre arrotata e spostano i capelli di lato con una mano. Fingono noncuranza, non tutte ma alcune, eppure ti vogliono. Perché sanno il tuo corpo tonico e duro, disponibile ed esperto. Sanno che conosci gli angoli da cercare, li esplori e regali piacere. E la voce, poi, la tua voce. Sono gelosa e non posso guardare, rifuggo le serate con gli applausi a pioggia oppure le immagino, le vivo istante dopo istante chiusa nella stanza dove scrivo, oppure ti raggiungo e mi nascondo dietro, e nemmeno lo sai. Ho paura. Temo che una, una sola di loro porti il tuo cuore lontano, il cuore che mi ha chiesto di vivere insieme in una casa che ancora dobbiamo trovare, il cuore che mi dice "ti amo" alludendo leggero, davanti a gente che non sa. Che non conosce le ragioni delle tue parole.
Mi ami. E il tuo corpo mi prende.
La ricordo, la prima sera. Non me l'aspettavo così. Pensavo di amare un altro uomo e mi disperavo per lui, un'amica mi aveva invitato per farmi dimenticare. Lo odiava, odiava quell'uomo che adesso è cenere. Insomma, ti ho visto. E ho sentito la voce. E' la stessa che ho adesso nelle orecchie, mi scioglie e mi perde. La alzi graduale, muovi le dita. Roco, gli occhi ogni tanto spostati dai fogli, gettati fulminei su di me. So che mi ami, lo so. Cerco di dirtelo con le pupille, il fiato interrotto, incespicato dalla lettura, dalla recitazione brutale. E la voce, ancora. Urli, non gridi. Il pubblico tace. Nessuno riesce a tossire, anche il respiro manca. Sei tu a toglierlo. Parli, parli, reciti e leggi. E mi perdo, non so dire altro, mi perdo nei toni languidi e cattivi, nella passione, nel delirio totale di una voce. La tua. Mi perdo, ancora. Lo sai.
Non so cosa sarà, dopo. Ho spinto le gambe fino qui, attraversato angoscia e schermi di pietra di una ritrosia che solo tu riesci a scatenare. Mi sono seduta. Ho avuto lo sguardo speciale, il sorriso speciale, e il bacio su due dita solo per me. Mi hai fatta sentire unica, e amata. Parli e ti muovi, e chiudi gli occhi quando la musica strappa. Poi, ci sarà un poi. Una donna fa una domanda e ti dà del tu, ti conosce e si vede. Chissà, scaccio il pensiero solito di voi. Un voi a caso, tu e qualcuna a letto o su un tavolo o in un angolo. Ma no, non dove stai con me. Non là. Chiede, quella donna, e non sorride. La sua domanda non ti piace, vorrei gioire perfida e infantile ma resto ferma. Hai sbagliato, ragazza, e io godo. Non sarai tu a portarlo via.
- Smetti di avere paura, devi smettere. Questo è lavoro, e io ti amo. Lo capisci? Ti amo. Non importa il resto, ti amo e devi ricordartelo.
- Ma tu non conosci l'amore.
Lo dico e non lo penso, perché li vedo, i tuoi occhi. Su di me, sul corpo imperfetto che dici bellissimo. Morbido, e bello.
- Lo conosco, sì, lo conosco con te. Che lo sai dare. Sei pura come nessuno, ingenua e pura. Sei la purezza perfetta, per questo la gente ti fa male. Sei pura, e io ti amo.
Passi le notti a sussurrare, fai l'amore per ore e ti sciogli dentro di me. Poi lasci i vestiti, lo fai apposta.
- Casa mia.
Dici, e porti via i miei manoscritti. Vai e ritorni e scrivi e chiami, poi taci. E arrivi come un vento sorpreso, allegro e bizzarro. Sempre con la borsa a tracolla, sempre con le mani affondate nelle tasche scure della giacca scura nella notte scura.
Vorrei raccontare, lo vorrei dire. Ma mi perdo, ora. Sai. La tua voce, oh, la tua voce.
E sia straziante follia.
POST-SCRIPTUM O SCRITTO POSTUMO A QUESTO PEZZO D'AMORE.
E bene. Bene che parli d'amore, bene che sogni o fingi o sei vera. Bene, va tutto bene. In questo luogo di sogni non importa il tuo nome, non fa differenza. Siamo qui e ci guardiamo negli occhi senza conoscerci. E' il cammino, il mio, fragilità che si vede dalle foto o da sguardi che non so trattenere, forza sprezzante di una libertà che ho pagato ma è necessaria. Fermati e leggi, commenta o taci. Pensa alla banalità di un donna che ama una voce, o racconta storie di altri tempi e luoghi diversi. Chissà. Il bello è che puoi sempre pensare di avere capito.
Non sai quanta strada abbia fatto, non lo puoi immaginare. E' la strada di chiunque, di nessuno. La mia. E' una strada di polvere, stelle e luce. E lacrime, qualche volta. Ma, sai, finalmente è chiara.
Il bello, ripeto, è che puoi sempre pensare di avere capito.
SIPARIO.
E grazie a Laura Pausini. Ha detto ciò che ogni donna, prima o poi, deve dire.
sai qual è la cosa più bella di te? scrittura a parte, ovviamente
che ridi, ridi, ridi, prendi la vita e te la giri in mano
e ridi
non scherzo, anche quando parli di amore o dolore, in fondo in fondo esiste un occhio scanzonato e vero sulla vita
brava
Scritto da: Luca | 11/09/2009 a 10:03
Chapeau, bella signora.
Scritto da: GF | 11/09/2009 a 21:02
BELLA SIGNORA,
qua timidezza e pudore per lo straordinario debbono sparire.Indugiare con uno scritto così sarebbe da autentici scemi! Ma che forza ha nella scrittura questa Mariagiovanna!Un bacio? Ma no è troppo troppo banale.OCCHI CHE DICONO TUTTO.Ciao,Mirka
Scritto da: BIANCA 2007 | 11/09/2009 a 21:45
che potenza incredibile, sei come un mago che all'improvviso alza una mano, concentra nel palmo luce ed energia e le scaglia sul mondo
Scritto da: Luca | 11/10/2009 a 10:03
Leggere pezzi così è entusiasmante. E' cambiato il mood, è tutto più luminoso e la tua penna illumina la carta. Io sono felice di leggerti, sempre di più
Scritto da: Lorenza Caravelli | 11/10/2009 a 12:59