C'è musica e musica. Questa è lieve come un sospiro e piena come un morso. L'andare quieto del treno scivola su una pianura ordinata di filari di alberi immersi nella nebbia soffice, delicata. Avrei detto che ci fosse pace, la notte scorsa. E c'era pace. Non l'avrei trovata uguale se questo fosse stato il viaggio erotico e sensuale di due amanti in cerca di poesia, non avrei potuto respirare il caldo perfetto che non soffoca nè appiccica di sudore sotto il pigiama di seta leggera. Forse.
Cambia in fretta lo sguardo sull'amore. Cambia come i campi che vedo fuori dai finestrini, come le stazioni coperte di grigio dove poche mani si alzano per salutare.
Fiocchi di luce e profumo costoso. Ho le pagine aperte sotto la mano chiusa sulla penna, vedo i segni nascere e scavare la carta nell'ovatta molle del rumore delle rotaie. Non lo sento, quel rumore, ma so che esiste: il treno sbanda all'improvviso e ci svegliamo, il corpo va avanti e indietro, poi ritorna a posto, e la musica prosegue. Come se niente accadesse sul serio.
Che pigro ottundimento lucido e quieto. Nel vagone bar coppie si osservano con mezzo sorriso, donne e uomini leggono, il pianista tira fuori meraviglia dai tasti bianchi e neri, i camerieri parlano italiano e azzardano poche chiacchiere discrete. Una ragazza con una grossa macchina fotografica nera fa scattare un flash; ha un vestito di lana grigio chiaro, le calze lunghe viola. L'accento è di Milano. Porta capelli lisci raccolti in una coda strana, mi viene voglia di scioglierla per respirare l'odore pulito di shampoo e la soffice carezza di fili sottili, quasi di seta. E' giovane, molto giovane per questo treno di toni soffusi e amore pudico senza lo spazio per un gemito più forte nelle suite sballottate dalle rotaie. Fotografa ogni dettaglio, vedo con l'angolo di un occhio che punta l'obiettivo su di me, non mi infastidisco e sorrido: avrò rughe, aria distante e doppio mento seduta così, con il taccuino su una coscia, ma non importa. Prenda di me i ricordi che le piacciono, sta costruendo giorni. Che non potrà dimenticare.
Si avvicinano tutti, prima o poi. In due o tre lingue chiedono se sia vero, mi fissano timidi o curiosi e domandano se stia sul serio scrivendo un libro su questo treno. Su di loro che sfilano in smoking e vestito da sera, con storie che buttano lì e dipingono da favola bella. Annuisco, anche se non sono sicura. Ci vorrà tempo, per questo. Ma è inutile dirlo.
Prende il via, la mia mano, dopo un preludio che era musica più che racconto. Musica, ancora. Come il cibo e la vernice blu scuro lucida e fiera, anche le note di questo pianoforte sono perfette. Immagino i musicisti da crociera simili a questo, eppure esiste differenza; un orecchio popolare, profano come il mio capisce che non è lo stesso. Ci sa fare, questo pianista con il cognome italiano e la giacca impeccabile e scura. Snocciola note che cadono senza pieghe su tavoli bassi coperti da tazze e bicchieri e cartoline che partiranno con il timbro dell'Orient Express, sui nostri corpi rilassati ed eleganti e i libri, tanti, aperti nel riempirsi delle ore.
Mi chiedo dove siamo. E dove siano gli sposi di ieri: hanno camminato felici sulla pensilina di Venezia, ansiosi di flash altrui e sguardi di invidia. Lei aveva le scarpe di raso bianco, troppo grandi, e un vestito che non avrei voluto né sognato. Non ho mai sognato un vestito da sposa. Comunque, non li vedo. Forse sono scesi a Vienna, oppure festeggiano intimi in una suite. Esiste ancora qualcuno che impiega il tempo facendo l'amore?
E ora. Ora ora, cioè domenica primo novembre. Ho trascritto dal taccuino, rivisto e cambiato, piegato le parole a ciò che sono oggi. L'ho fatto mentre l'anima di una donna andava altrove. Alda Merini, che ha dato senso alla vita. Che brutale e antiestetica irruzione della morte nella poesia, nell'assoluto. E che triste addio, Alda.
che bello stile, sembra di esserci stati su quel treno
Scritto da: Alessandra | 11/02/2009 a 11:08
E' sempre stato difficile per me scrivere un vero e proprio diario di viaggio, perché il viaggio è impressione, emozione, istanti che si accumulano e lasciano sapori e profumi a volte indelebili, altre volte evanescenti.
La prima sera a Praga, per esempio. Guardavo la città, il fiume, Ponte Carlo, prendevo immagini che poi cancellavo dalla macchina fotografica perché non rendevano ciò che stavo guardando. Devo ancora descrivere quella sera, aspetto il momento.
Scritto da: MariaGiovanna Luini | 11/02/2009 a 21:46
Non vedo l'ora di leggere anche quel "resoconto". Ormai sei diventata la mia prima lettura mattutina!
Scritto da: Alessandra | 11/03/2009 a 10:09
Anche la mia.
Scritto da: Luca | 11/03/2009 a 10:13