C'era una volta un silenzio lento. Era talmente lento che riusciva a durare più di un anno, più del giro dei pianeti e del sole e anche più di un cammino di elefanti addormentati. Era nato dove il sole si tuffa in mare, aveva viaggiato su una barca bianca nascosto in una donna che leggeva e aveva volato sulle vette coperte di neve di una catena di montagne, dove una casa con il camino acceso l'aveva accolto.
- Dove te ne vai?
Aveva chiesto il fuoco scoppiettando, ma il silenzio non aveva risposto. Perché era silenzio, appunto, e prendeva molto sul serio la propria natura.
Era rimasto nella casa con il camino acceso per qualche mese, e tutti si erano abituati alla sua presenza priva di parole. In fondo andava bene così: se ospite doveva essere, almeno che non desse fastidio...
Ripartì una sera di dicembre, dopo che un uomo dalle spalle larghe ebbe urlato al cielo la sua rabbia contro una donna che si era comportata male con lui: il silenzio aveva ascoltato lo sfogo di quell'uomo buono ma forse troppo irruento e aveva deciso di andare via. Insieme alla donna che piangeva per i rimproveri ricevuti.
- Vieni, silenzio, andiamo via.
Aveva detto la donna, ed erano usciti al freddo gelido dell'inverno. Con un piccolo sollievo nel cuore e le lacrime che si ghiacciavano sul viso.
Il silenzio tenne la donna per mano per giorni e settimane, per mesi lunghi e senza colore. I passi della donna erano veloci, ma il silenzio - così lento com'era - riusciva a trattenerla e a evitare che incontrasse altri uomini buoni con la voce tonante che l'avrebbero amata, forse, ma anche fatta soffrire. Gridando poi al cielo la loro rabbia contro di lei.
- Andiamo ancora avanti.
Sussurrava ogni tanto la donna, e non aggiungeva altro. Sembrava avesse imparato, si fosse fusa con quel silenzio assoluto, lento e tenace, che la accompagnava nel mondo. I ricordi ogni tanto ritornavano nei suoi sogni e la facevano piangere oppure gridare di angoscia, però il silenzio si posava sulla sua testa e piano piano la faceva addormentare, oppure la obbligava a camminare e camminare e camminare senza pensare a niente.
Un giorno il silenzio e la donna incontrarono un re. Era alto e burbero, con una lunga barba rossa e un demone che gli mangiava il cuore.
- Chi sei, donna? Cosa vuoi da me?
Chiese il re mettendo le mani sui fianchi e dondolandosi sulle gambe, avanti e indietro.
- Non voglio niente, re. Passavo di qui e ti ho incontrato. E' stato il caso!
Rispose la donna, sentendo le corde vocali tendersi e grattare per lo scarso uso. Il re la squadrò dalla testa ai piedi.
- Cos'è l'ombra che vedo accanto a te?
Alla donna non piaceva molto parlare di sé: la gente prima o poi si annoiava oppure la criticava, o addirittura si arrabbiava come aveva fatto l'uomo nella casa con il camino acceso. Nessuno sembrava capire davvero come era fatta, e quel re che tuonava con le mani sui fianchi non doveva essere un tipo molto simpatico. Sembrava lanciasse fiamme dagli occhi, e la sua barba era tanto rossa da abbagliare.
- Non vedo ombre.
Negò, spostandosi per passare oltre e continuare il cammino. Ma il re le sbarrò la strada.
- Vedo un'ombra accanto a te, e sono ostinato. Sono un re, capisci? Nessuno può dirmi di no o evitare di rispondere alle mie domande! Voglio che tu mi dica cos'è quell'ombra!
La donna sospirò: conosceva già la storia. L'uomo l'avrebbe guardata con curiosità, poi con finto disinteresse, poi con un sorriso, poi ancora con amore e subito dopo con rabbia. Perché per qualche strana malìa lei non riusciva a essere amata senza una rabbia feroce che divorava chi le stava vicino. Scosse la testa.
- Re, non vale la pena saperlo, comunque te lo racconto lo stesso così mi lascerai andare. Quest'ombra è un silenzio lento.
- Un silenzio lento?
Il re si avvicinò di qualche passo, curioso. La donna alzò una mano di fronte al viso.
- Sì, ora che te l'ho detto lasciami andare.
Il re le afferrò un braccio.
- Fermati donna, o ti faccio bruciare sul rogo come una strega! Dimmi, perché un silenzio ti accompagna? E perché è lento?
La donna scosse la spalla per liberarsi: vide il braccio del re ricadere lungo il fianco e inspirò profondamente prima di parlare.
- Ho trovato il silenzio in una casa con il camino acceso, dove un uomo si è arrabbiato con me e ha urlato al cielo. Ho deciso di partire portando il silenzio con me. E' un silenzio che viaggia calmo, senza fretta. E' l'opposto di ciò che io sono: corro sempre, la mia testa il corpo le emozioni non mi aspettano mai, filano via senza porsi il problema di guardare un panorama o riflettere nella solitudine di un divano steso sotto il cielo. Vado di corsa, il silenzio invece no: mi sta seguendo da qualche mese, e ogni tanto è riuscito a rallentarmi e a farmi guardare la forma del sole, il sorriso di un vecchio nella baracca accanto al mare, l'erba che cresce tra le api, i cerbiatti allegri e schivi e i giocattoli dei bambini sparsi qua e là.
- Mmmmmmm...
Fece il re, incerto sul commento da fare. Invidiava un po' quella strana donna: aveva qualcosa che lo colpiva, anche se non era bella o sorridente o piena di fascino. C'era una piccola fiammella che si notava in fondo allo sguardo, e anche l'ombra del silenzio attraeva invece di respingere. Quel silenzio doveva essere il segreto della donna, magari poteva dare la felicità e placare i demoni nascosti nell'anima: avrebbe voluto anche lui portare con sé una nuvola evanescente di silenzio da usare se ne avesse avuto bisogno.
- Senti, donna, posso noleggiare il tuo silenzio?
La donna lo guardò stupita.
- Perché vuoi noleggiarlo?
- Perché mi darà la pace, mi farà riflettere sulle decisioni da prendere, mi regalerà il tempo per stare con la donna che amo accarezzandola senza parlare, mi eviterà i discorsi che tutti fraintendono e forse anche qualche litigio.
La donna si spostò a destra e sinistra, imbarazzata.
- Ma perché vuoi proprio il mio silenzio? E' capitato a me, sta seguendo il mio cammino!
L'uomo allargò le braccia.
- Dimmi dove posso trovarne un altro, se non posso avere il tuo! Pago bene, sono molto ricco!
La donna sorrise.
- Pensi davvero che un silenzio si possa comprare?
L'uomo rise.
- Tutto si compra, cara donna ingenua e sola!
La donna alzò le spalle, si allontanò decisa e iniziò a camminare. Non rispose ai richiami del re e fuggì via.
Camminò con il silenzio lento per giorni e mesi, attraversò boschi e laghi e deserti, dormì sotto stelle che lampeggiavano fulminee e mangiò datteri comprati dai mercanti per pochi soldi. Finché un giorno, su una collina verde con una casa grigia, incontrò di nuovo il re.
- Ciao, donna che viaggia con il silenzio lento!
Gli occhi del re bruciavano di soddisfazione, la barba era lunga e ispida e abbagliava: doveva averla cercata dappertutto, e ora l'aveva trovata.
- Vuoi ancora il mio silenzio?
Chiese la donna, rassegnata. Il re scosse la testa.
- No, donna, voglio te e il silenzio. Vi voglio tutti e due.
- Perché?
Chiese la donna, sedendosi su una pietra.
- Non sono bella, non parlo quasi mai, non sono neanche troppo simpatica. Perché vuoi proprio me?
Il re si grattò la testa.
- Non so, donna. Ma in questi mesi ti ho cercata, e ho cercato il tuo silenzio. Non vi ho trovati, e adesso che vi incontro di nuovo sento la stessa pace della prima volta. Non so perché vi voglio, ma mi fate stare bene!
La donna non commentò: si alzò ed entrò nella casa grigia, dove vide un tavolo e una sedia. E una risma di carta bianca con una penna accanto. Sedette al tavolo e scarabocchiò qualcosa su un foglio.
- Cosa fai?
Chiese il re avvicinandosi. La donna lo guardò e sorrise.
- Non vedi? Scrivo.
Il re si immobilizzò a guardarla, perplesso: la donna aveva chinato la testa e, senza curarsi più di lui, scriveva e scriveva e scriveva. La nuvola di silenzio sembrava fusa con il suo viso, a tratti spariva e si nascondeva nel suo petto poi ritornava fuori e faceva capolino attraverso le pupille, oppure tra le dita che stringevano la penna.
- Donna, per me sei matta. Ti ritrovo, provo a parlarti e tu entri in questa casa e ti metti a scrivere. Senza degnarti di rispondere. Non riesco a capire cosa ci sia nel tuo cuore.
La donna continuò a scrivere e non disse nulla. Sembrava che avesse dimenticato la casa, il re, il suo viaggio nel mondo e anche la nuvola di silenzio. Poi, quando il re si voltò per uscire spazientito e furioso, disse:
- Re, fermati un momento.
Il re, come colpito alle spalle dalla voce della donna improvvisamente decisa e squillante, si voltò a guardarla con la mano sulla maniglia della porta.
- Cosa vuoi, donna? Ho fretta, me ne vado.
Per la prima volta il volto della donna si illuminò di un bellissimo sorriso: sui suoi occhi scese la luce del sole e le guance diventarono come piccole mele rosse e rotonde. Alzò una mano offrendola al re.
- Non arrabbiarti, re. Non sono matta, o forse lo sono come tutti gli altri. Non sapevo cosa risponderti quando ti ho incontrato qui fuori e hai detto di volere me e il mio silenzio. Ero imbarazzata, pensavo a qualcosa da dire ma non sono più abituata alle parole. Sono entrata in questa casa perché ero curiosa di guardarci dentro, ho trovato la carta e la penna e ho deciso di scrivere. Non sapevo cosa ci fosse da scrivere, ma qualcosa è arrivato. E' bastato ascoltare il silenzio che mi accompagna, e dimenticare per un momento le tue domande e l'inquietudine che percepisco nella tua anima.
Il re, senza sapere perché, si avvicinò e le prese la mano.
- Quale inquietudine?
La nuvola di silenzio si fece più grande, uscì dal respiro della donna e circondò le mani unite, sfiorando il polso del re.
- L'inquietudine che vedo nella tua barba rossa, nelle parole prepotenti e forti come il tuono, nei passi pesanti e nei gesti decisi. Hai un demone dentro, e anche io. Per questo forse viaggio da sola e i miei passi rapidi rallentano grazie al silenzio che mi accompagna. Quando un demone scava nel cuore è difficile avere qualcosa da dire senza alzare la voce o scagliarsi con rabbia verso il cielo. Senza precipitarsi verso mete sempre più difficili, nessuna capace di regalare la gioia.
Il re non disse niente, ma la sua mano strinse di più quella della donna.
- Vedi, re, tu mi hai chiesto di noleggiarti il mio silenzio. Ma non avevi capito che questo silenzio lento non è mio. Mi sta solo accompagnando nel cammino solitario che porta da qualche parte! Anche tu puoi averlo, devi solo avere voglia di farti accompagnare. E devi accettare che il demone nel tuo cuore a volte ti faccia rotolare nella polvere con le lacrime sul viso, rompendo la nuvola di silenzio o facendola allontanare fino ai boschi oscuri delle montagne, o ti convinca a cercare persone con le quali litigare per il bisogno di esplodere di dolore e solitudine. Non è la nuvola di silenzio a salvarti: può solo aiutarti a placare la disperazione, il fuoco con il quale sei nato e che verrà con te per tutta la vita.
Il re sospirò.
- Donna, non sono sicuro di avere capito. Ma forse hai ragione: il silenzio può accompagnare anche me e rallentare i miei passi. I miei demoni non moriranno mai, ma forse potrò placarli con la lentezza di un silenzio che non ho mai conosciuto. Puoi darmi un po' della tua nuvola?
La donna sorrise, si alzò e baciò il re su una guancia, infilando le dita nella barba rossa e fiammeggiante. La nuvola di silenzio si divise in due e circondò la testa del re, facendogli cadere la corona.
- Ecco, re, ora hai il tuo silenzio...
Sussurrò la donna tenendogli la mano sul viso e accarezzandolo con un sorriso luminoso. Il re respirò rumorosamente e la fissò a lungo negli occhi, poi disse:
- Resterai qui con me, donna? In questa casa grigia dove potrai scrivere? Mi farai compagnia nella mia vita difficile e piena di guerre?
La donna lo baciò ancora, ridendo piano quando sentì che cercava di spostarsi imbarazzato.
- Non lo so, re. Intanto mi siedo a questo tavolo e scrivo, in compagnia del mio silenzio lento. Tu vai al tuo castello e continua la tua vita. Se vorrai ritornare a trovarmi forse mi troverai qui, oppure potrai leggere i fogli che lascerò sul tavolo. Non pensare a ciò che sarà domani, stringi la tua nuvola di silenzio e trova te stesso. Vedrai che il tuo demone sarà meno cattivo.
Dagli occhi del re scesero due lacrime, che corsero dispettose verso la barba e colarono giù dal mento.
- Va bene, donna strana e sola. Tornerò. Spero di ritrovarti.
E la baciò sugli occhi, poi uscì dalla casa e andò al castello dove viveva e regnava da molto tempo.
La donna lo guardò allontanarsi dalla finestra, e quando fu sicura che lui non la vedesse gli mandò un bacio con la punta delle dita. La nuvola di silenzio la circondò e la scaldò, pizzicandole le labbra.
- Ciao re, forse ci rivedremo.
Disse piano, chiudendo la porta e cercando un angolo dove preparare un letto per dormire.
Forse sarebbe rimasta.
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