Scritto il 11/14/2009 alle 20:01 nella libri, link, Media e tecnologia, persone, pezzi di parole, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)
Ho lasciato da poco IEO, salutando un'amica molto bella che, come un fungo raro e prezioso, è saltata fuori da qualche tempo e mi ha arricchito la vita, e ho guidato fino a casa. Pochi chilometri, con la testa a puzzle sul viaggio di domani a Livorno (venerdì sarò a un congresso e parlerò di diritti del malato oncologico), su due o tre persone con problemi particolari visitate questo pomeriggio, sul mio esofago in fiamme da questa mattina e sulle lettere che sto ricevendo negli ultimi giorni. Perché mi scrivete, e mi stupisco. E sono contenta e curiosa.
Sono contenta perché mi piace lo scambio, mi piace chi parla invece di restare in silenzio. Niente a che fare con la caciara, quella va bene per le serate su di giri insieme alle amiche; alludo al dialogo, alle parole messe una dietro l'altra per dire, spiegare, chiedere e capire. Chi mi conosce sa che soffro molto quando qualcuno si sottrae al confronto e al dialogo: tacere quando si può invece parlare (o scrivere) è per me una specie di ferita, a volte anche un'offesa. E' illogico, va contro l'intelligenza, ma accade. Si tace, e si lascia intendere. Accettando il rischio che l'altro capisca il contrario o interpreti male. Insomma, si buttano via occasioni. Comunque, ritorniamo alla posta che ricevo. Una donna che scrive racconti erotici ha detto in una lettera lunga e interessante che le sembro equilibrata e calma, nonostante scriva erotismo e faccia intuire tristezza e una vita sessuale tumultuosa: pacatezza, calma, equilibrio, tutto vero. E' ciò che spesso si percepisce di me. Credo siano tutti aspetti reali della mia personalità, altrimenti non saprei mostrarli sul serio. Mi aiuta la professione medica, credo: è difficile pensare di lasciare andare, di esprimere le insicurezze e il pathos quando si ha a che fare con la malattia seria, pericolosa e traumatica di tante persone. Il medico dovrebbe essere pacato e rassicurante con me, quindi voglio a mia volta rassicurare. Senza fingere, con la genuina serenità che so trovare dentro di me. Perché esiste. Con chi amo, con gli amici penso di essere calma e rassicurante, in molte occasioni. Certo, cara scrittrice erotica che mi ha mandato una lettera bellissima, qualcun altro ti direbbe che è vero il contrario: sono esplosiva e umorale e ho davvero, come dici tu, una vita tumultuosa. Vero, vero anche questo. E' la doppia identità cui alludo, più o meno, nell'intervista rilasciata a Gian Paolo Grattarola e pubblicata su Mangialibri. E, a proposito, ecco un'altra brevissima lettera, di un uomo che conosco e mi piace molto (anche se tace troppo, deludendomi): dice che la fotografia di Mangialibri è sdrucita (l'avevo definita io così), ma esprime dolcezza e insicurezza. Eh, sì. Le fotografie non mentono. Dolcezza (nascosta bene) e insicurezza (nascosta mica tanto). Hai ragione, caro e silenzioso potenziale amico.
Andiamo sull'erotico. Ho ricevuto qualche email particolarmente ispirata in questo senso. Mi sono divertita. L'equivalenza tra scrittura erotica, cioé scrittura di qualche racconto erotico, e disponibilità non vale, sapete? Come spiegavo a un interlocutore galante il cui viso non conosco, i partner non si cercano, si trovano. Scrivere erotismo non implica la ricerca di un uomo, una donna, una coppia, un trans. Insomma, non implica la ricerca del partner sessuale di una notte o una vita. Scrivere è scrivere, e basta. Perché io scriva erotismo è impossibile da dire, la scrittura non va spiegata. E', e basta. La dovizia di particolari con cui un lettore, che si firma con nome e cognome (corrispondono anche nell'indirizzo email quindi li prendo per veri) descrive ciò che vorrebbe farmi mi fa sorridere, ma senza ironia: mi sono veramente divertita, è stato molto simpatico, chissà se la sue proposte mi piacciono oppure no, non è importante. Certo, ricevere una lettera così può lusingare, ma quando è il primo approccio in assoluto, senza un preambolo o un preliminare non erotico, è un po' difficile lasciarsi affascinare. Un uomo che scrive a una donna "ti farei così e cosà", con i termini più espliciti e chiari per posizionare anatomicamente i gesti immaginati, sta senza dubbio scherzando, allora rido insieme a lui. Chapeau, ardito interlocutore con nome e cognome. Altro lettore, altra lettera: che poesia l'uomo che mi manda pezzi musicali perché mi ispiri quando scrivo! Grazie, la musica mi stacca dal contesto e trascina via, riesce a crearmi e farmi creare.
Creare. Tre lettori chiedono come abbia scoperto la scrittura, come sia arrivata a pubblicare. Non voglio evitare l'argomento, ma credo che l'intervista pubblicata su Mangialibri sia molto chiara. Gian Paolo Grattarola ha posto domande interessanti e puntuali. Aggiungo solo che scrivere, scrivere, scrivere è un segreto di Pulcinella che vale in ogni caso: la scrittura pretende e ruba, ma regala anche tanto. Va esercitata e limata, piegata, ristretta oppure sviluppata. E la lettura, anche, è un altro segreto che credevo scontato, invece va ripetuto, ribadito ogni volta che si può: leggere arricchisce lo stile e l'anima, non potrei concepire una vita senza lettura. Una gentile lettrice insinua che il mio stile sia imitato da altri scrittori: può darsi, anzi sì, è vero, ed è vero anche, come tu dici, che qualcuno imita le fotografie (posa, luce, dettagli), il modo di parlare, perfino il mio feticismo del piede ormai arcinoto, con la passione assoluta per manicure e pedicure perfette. Vedo tutto, le vibrazioni del mio corpo ormai sono chiare, le so leggere e interpretare. So moltissimo, anche quando fingo di no. So l'invidia, la fuga di chi ha paura del mio carattere mutevole (sono una donna "impegnativa", pare), so il pettegolezzo, l'amore e il disamore. So chi mi ha usata, purtroppo. E so l'imitazione. Non ha importanza, chissà quante volte sono stata io a imitare qualcuno senza rendermi conto! Cara amica, da anni lavoro con uno scienziato che è genio assoluto: lo imitano in tanti, ma l'originale è irripetibile. Io genio non sono, ma alcuni tratti della mia follia possono essere scimmiottati o resi migliori da altri, chissà, ma mai riprodotti uguali. Inoltre, l'imitazione si percepisce. Come l'hai percepita tu.
Mi scrivono molte donne che mi conoscono in IEO. A loro devo gratitudine perché mi insegnano a vivere. Detesto la retorica: alcune di loro sono simpatiche, altre irascibili, rissose, fredde oppure scostanti, ma tutte sanno che esistono segreti nel fondo dell'esistenza. Li hanno toccati quando hanno conosciuto la malattia, e sanno che riesco a vederli, quei segreti. Grazie anche all'uomo molto "importante" che mi ha lasciato una lettera sulla scrivania in IEO: ha parlato di "Diario di melassa" e mi ha commossa. Ogni tanto prendo penna e carta da lettere, inizio e lascio lì. Vorrei rispondere a quella bellissima lettera, dire che ci sono sorprese, parole scritte inattese che danno senso a tutto. Ma sono sicura che lo sappia.
Andiamo alle critiche. Sono istrionica, ho un ego enorme, dice un anonimo. E' vero, sono scrittore quindi devo essere così. Non credere mai, amico anonimo, alla mite ritrosia dell'autore: scrivere e pubblicare è esporsi, si accetta di farlo senza una pistola puntata alla tempia quindi qualcosa nella psiche lo rende possibile. E desiderabile. Non credere all'umiltà, è l'atteggiamento più millantato in assoluto. Tra gli scrittori, poi... Devo ancora incontrare una persona realmente capace di umiltà. Anzi, non è vero: una la conosco, è il medico più colto che conosca, ed è donna. Lavora all'Istituto dei Tumori di Milano. Non vado oltre perché non gradirebbe: è, appunto, realmente umile d'animo nonostante la genialità.
Bene, mi sono sciolta in frasi e parole. E' stato bello. Non ho esaurito la corrispondenza, chissà che non ritorni a parlare con i miei amici di penna qui nel blog. Vi saluto e passo ad altro, e preparo una piccola valigia per la partenza, domani.
Au revoir.
Scritto il 11/11/2009 alle 21:45 nella considerazioni personali, filosofia e vita, incontri con i lettori, la posta del cuore (?), persone, pezzi di parole | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Lo scrittore e poeta, ottimo recensore, Gian Paolo Grattarola mi ha intervistata per il sito Mangialibri, e ha recensito "Diario di melassa".
Grazie di cuore a Gian Paolo e a David Frati!
Ecco i link:
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Scritto il 11/11/2009 alle 19:04 nella Arte e cultura, libri, link, Media e tecnologia, persone, pezzi di parole, priorità, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
"Ed ecco anche qui la Tua misteriosa innocenza e inattaccabilità, Tu inveivi senza farTi alcuno scrupolo, mentre negli altri condannavi le invettive e le proibivi". Kafka, "Lettera al padre".
E' stata una ragazza con i capelli rossi sull'autobus. Il 222, va a Zerbo: passa da via Ripamonti, si ferma davanti a IEO e prosegue fino a Opera. La ragazza ha chiamato qualcuno al cellulare poco prima che arrivassimo alla fermata di Noverasco, dove scendo. "Che delusione. Il funerale, intendo. Se penso che hanno fatto il funerale di Stato a gente che per l'Italia ha fatto niente. Alda Merini, la più grande poetessa del Novecento, ha avuto un funerale così". Non so cosa intendesse, non sono stata al funerale di Alda Merini per più di una ragione: avevo ambulatorio, e ho orrore dei funerali che non celebrano la vita. Comunque. La telefonata della ragazza con i capelli rossi e un paio di jeans, borsa a tracolla, ha dato l'ultima spinta a pensieri che tentavo di lasciare evaporare senza mettere parole su carta. O su computer, se preferite. Quando ho salutato L, la collega con cui divido la studio, ho fatto "bip" con il tesserino magnetico e mi sono incamminata verso la fermata davanti a IEO rimuginavo sull'inconsistenza della gratitudine. Mi chiedevo se la gratitudine in sé esista davvero. Perché da molto tempo ho seri dubbi.
Mi sono seduta alla scrivania, con la luce fioca del mio studio (devo capire perché sia tanto fioca, a proposito) a piovermi addosso, e ho cercato su Wikipedia la parola gratitudine. Ho letto proverbi e citazioni. Ho pensato a volti che hanno tirato fuori questa parola spesso, oppure una volta sola. E non riesco a convincermi. Il massimo che sono in grado di ottenere dalle mie elucubrazioni stanche di un mercoledì intenso è la consapevolezza di istanti, di sentimenti che durano lo spazio di una gola strozzata e mani tese, ma niente che sia durevole. La gratitudine, se esiste, è afflato di anima che si credeva persa e si trova in piedi, ma non ha destino. Finisce, punto e a capo.
Non voglio che si immagini una MG Luini tetra oppure delusa da un fatto specifico, da una persona. Non è così, non ora e non oggi. Ho in mano eventi passati, recenti o remoti, e tanti e tanti nomi. E ho anche la precisa conoscenza dell'obiezione: "Non si fa qualcosa per ricevere gratitudine". Obiezione cretina, mi si perdoni. Per favore, smettiamo i panni dei buoni da cioccolatino. E' ovvio che non si sia generosi per ottenere qualcosa, meno che mai in amore o nella professione, ma si ha la libertà di notare quando il tempo regala evidenze ingrate. Il nulla è diverso dall'ingratitudine: l'ingratitudine è densa, è qualcosa che il dolore può toccare. E' uno schiaffo, e potrebbe invece essere un dignitoso silenzio. In mezzo a tanta, tanta bellezza, in mezzo all'amore e all'amicizia e alle soddisfazioni di cui gioisco, ho uno schedario mentale del 2009 colmo, traboccante di tagli necessari. E di ingratitudini evidenti.
Va bene, se non esiste la gratitudine non dovrebbe esistere il suo contrario. Neanche l'ingratitudine esiste. Mi inchino alla logica. Sto parlando inutilmente, di inutile retorica. In fondo, uno scrittore si lascia spesso andare a momenti come questo. Eppure, nella mia povera testa banale i pensieri raffazzonati si affastellano e non mollano. Ricordo una lettera che ho ricevuto tanto, tanto tempo fa. Di un uomo che ho amato molto, il primo. "...la gratitudine non esiste, ce l'hanno i bambini e gli animali, ma non aspettartela mai dagli adulti...". Peccato, ho distrutto le sue lettere quando abitavo in Belgio, spinta dall'abilità verbale di qualcuno: è stato un errore, non avrei dovuto strapparle e buttarle via, se avessi resistito, proteggendole, avrei ora ricordi da riprendere ogni tanto. E amore storto, complesso (ma vero) da annusare. Il primo uomo che ho amato aveva ragione, sulla gratitudine: era stato ferito dalla vita, aveva avuto il dolore più grande e offensivo che si possa immaginare, parlava con la voce della rabbia, ma diceva la verità. Esiste l'affetto, di questo sono sicura, anche se è caudco e può frantumarsi, ed esiste anche l'amicizia, esistono innamoramenti e attrazioni fisiche bellissimi, ma la gratitudine no, non ce la faccio proprio ad ammetterla.
Eppure l'ho provata. Ho sentito dentro di me di dovere qualcosa, a lungo, e non mi sono mai pentita. Volevo bene, forse? Vestivo di gratitudine un affetto? Ancora oggi, non riesco a fare a meno di dedicare premura e protezione a persone che nel passato mi hanno dato, addirittura impedisco alla rabbia di venire fuori quando sarà rivolta a loro. E ogni mio castello di certezza cade. Non posso avere dentro un sentimento che dichiaro inesistente.
La gratitudine. Se mi siete amici lasciatela perdere. Dite altro, oppure tacete. Perché voglio guardare avanti e non pensarci più.
"Il saggio non fa del male ad alcuno. Costoro sono Maestri del loro corpo e si addentrano nello sconfinato. Vanno al di là del dolore e dell'afflizione". Il Dhammapada di Gautama il Buddha, ca. 500 ac.
Scritto il 11/04/2009 alle 19:24 nella considerazioni personali, filosofia e vita, persone, pezzi di parole, priorità, Società e costume, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (7) | TrackBack (0)
Lorenza Caravelli
presenta
"Diario di melassa", di MariaGiovanna Luini - Edizioni Historica
VENERDI 16 OTTOBRE 2009, ORE 21
a RIMINI
LIBRERIA INDIPENDENTE-MENTE INTERNO 4
Via Di Duccio, 26Sarà presente l'Autrice
SI RINGRAZIANO: Sara Caminati e Innovation Marketing, Elisabetta Mandelli, Francesco Giubilei
Ufficio stampa: Elisabetta Mandelli - ufficiostampa@mariagiovannaluini.it
Il commento di Ebe Mirka Bonomi a "Diario di melassa":
CARA MARIAGIOVANNA,
ieri sera il vicino mi ha consegnato il tuo terzo romanzo (?) "Diario di Melassa.Anche se tardissimo l'ho letto in un respira-butta fuori l'aria.Brava! Oltre a un'evidente evoluzione stilistica,affronti temi importantissimi su cui riflettere.Hai trovato il giusto distacco per guardarli in faccia con criticità e umana pietas.E non ti è mancato il coraggio per ammettere realtà colpevoli per superficiale responsabilità voluta o restata a metà del cammino per oscuri meccanismi di difesa (?) o di demoni mai veramente visti e tenuti a bada.Un grande impatto emotivo è ciò a cui io sono stata avvolta prima di addormentarmi (finalmente) appagata dall'ammirazione per te e per una Donna che ha trovato la fierezza della DIGNITA' che non sbraita ma dice.Auguri.Con "questo" aiuterai molte/i a uscire dal guscio e a NON avere paura di dire attraverso l'elaborazione difficile e dura del dolore trovando il "nuovo" pieno di sè l'orgoglio per non essersi arresi.Ti abbraccio.Mirka Bonomi
Scritto il 10/15/2009 alle 19:20 nella Arte e cultura, cultura, eventi, libri, persone, priorità, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (15) | TrackBack (0)
Certo. Diventare burrasca. Sciogliersi nel vento che piega gli alberi e strappa, striglia, mastica le foglie ancora verdi e sposta le auto al centro della strada. Mi piacciono le burrasche, anche se trovarsi nel mezzo della ribellione assoluta del cielo e del mare, delle rocce di montagne pronte a rotolare a valle, di tronchi d'albero che si inclinano senza certezze scoperchia la patina di controllo che serve a ridurre al silenzio i miei tormenti. La burrasca non ha controllo, recide gli ormeggi e porta via. Mi sono sempre immaginata con le mani strette, i muscoli tesi a disegnare il profilo sulla pelle e le unghie conficcate in una porta di legno, svolazzante nell'uragano, decisa a non lasciarmi trascinare via. Comunque. A Milano sembra che il vento celebri la mia vita nuova con una burrasca imprevista. Mentre scrivo, sollevo una carta buddhista (ne ho un mazzo sulla scrivania), e leggo:
"Tutti gli esseri tremano di fronte alla violenza
Tutti hanno paura della morte
Tutti amano la vita"
Tutti. Dice così. Violenza e burrasca, ancora. E morte e vita.
Una manciata di ore tra domenica e oggi. Sono uscita con due borse nelle mani e il divertimento segreto di quattro parole in croce sputate in messaggi email a muovere il sorriso, ho camminato rifiutando mezzi protettivi e veloci. E, passo dopo passo, ho raggiunto il solito tavolo tra le solite mura nella solita invidia fatta crepuscolo. E scrivo. Ma no, non scrivo. Sono.
Il violino che ho ascoltato sciogliendomi di emozione a Pisa, le parole che erano musica e rabbia e passione, la stanchezza di notti insonni emotive pesanti dense e stridenti hanno ricostruito l'anima sgretolata, ma solo per un po', dalla mancanza d'acqua. Dall'arsura di stanze pettegole e vuote, sostituite da altre dense di scrittura e volti finalmente simili ai miei. E le mani, anche, il sorriso di Marco nelle pieghe dell'incontro con i lettori, i discorsi scambiati nei corridoi stretti tra i libri. E' stata una ricostruzione strana, con sorprese stupende e la constatazione di avere perso una parte di me, la peggiore, la più inutile.
I minuti perfetti tolgono polvere agli angoli che hanno ospitato cadaveri decomposti da tempo.
Non ho obiettivi con questo lento scivolare delle dita sulla tastiera, ho solo sensazioni che vorrei tradurre perché si potessero condividere. Sento le foglie, immagino i rami piegarsi e sfiorare la finestra. Ho una valigia aperta che aspetta che butti dentro qualcosa, il gatto che gioca e copre lo schermo del computer, un colloquio con un editore che mi dondola in testa. Ho ore nuove, che forse mesi fa non avrei voluto, ferma in un'illusione di amore e bellezza che è bastato un attimo a sgretolare: sono ore che adesso diventano tutto, e odorano di libertà. Quella vera. Come abbia potuto rinunciare al vuoto terrificante della libertà, come mi sia incatenata a un dipinto che niente aveva di reale è stupore, quando mi permetto di pensarci.
Insomma. Non posso trascinare oltre cristalli istantanei di emozioni, di evidenza che forse solo una fotografia sfocata e buia potrebbe mostrare. Vento. E burrasca. Uscirò di nuovo, un racconto erotico da scrivere e il manoscritto in tasca per non perdere le gocce della storia che preme.
Così sia.
Scritto il 10/13/2009 alle 19:59 nella anima, Arte e cultura, considerazioni personali, cultura, filosofia e vita, i ricordi del taccuino, persone, pezzi di parole, racconti, racconti brevissimi, Società e costume | Permalink | Commenti (9) | TrackBack (0)
Scritto il 10/05/2009 alle 14:54 nella Arte e cultura, Attualità, considerazioni personali, cultura, eventi, filosofia e vita, libri, link, Media e tecnologia, persone, pezzi di parole, priorità, Società e costume, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Esistono giorni di parole sciolte. Considerazioni che uno può leggere, se gli va, oppure tralasciare a pie' pari senza che il corso delle ore cambi di un soffio.
Oggi è uno di quei giorni. Perché sapete, che si leggano oppure no, le parole sciolte escono e hanno bisogno di fissarsi su uno schermo, o sulla carta, o su qualsiasi supporto che poi le faccia leggere.
Insomma. Sono arrivata a Todi ieri sera, dopo un viaggio solitario che ha fracassato la mia schiena (guidare sulla E45 è sempre un'esperienza, schiena a parte: mi sono specializzata in chirurgia generale a Perugia nel 2006, quindi per almeno sei anni ho percorso giù e su la E45; che poesia ritrovarla uguale, senza luci e con i lavori e le deviazioni, e le uscite nelle stradine che cedono sotto il peso degli autoarticolati a cinque all'ora sui tornanti). Quando guido da sola, ascolto musica e penso troppo. Peculiarità della scrivente è, da sempre, l'eccesso di pensieri che diventa avvitamento tortuoso intorno al niente.
Ho pensato a un panorama bello e brutto di volti e fatti recenti, a quanto abbia perso e quanto guadagnato. E quanto abbia accettato senza che fosse realmente necessario.
Per esempio. Ho incontrato una persona molto bella, alcuni mesi fa: è stato un piccolo miracolo, un gioco di simpatia e affinità che mi ha lasciato un segno luminoso nella testa. Non so se questi incontri debbano restare confinati entro limiti del sogno oppure se possano, con pazienza e casualità, tradursi in amicizia, tuttavia ho provato, e il tentativo mi è sembrato reciproco, a tenere vivo uno scambio epistolare (veramente, uno scambio di SMS e messaggi email: ormai consideriamo anche questo uno scambio epistolare) e di telefonate gradito, mi pare, a entrambi. Solo che. Sono stata in una città del Nord, non importa quale, e ho incontrato la persona-miracolo che passeggiava per strada in compagnia di una donna. Niente di male, visto che con lui (sì, la persona è di sesso maschile) non è mai esistita una relazione, e neanche un'avventura sessuale: di altro si trattava! In ogni modo, l'uomo mi ha vista e ha palesemente evitato di salutarmi. Ho pensato, lì per lì, che fosse distratto, che il mio passaggio a meno di dieci centimetri da lui non fosse stato notato; quando l'incontro si è ripetuto, l'assenza di saluto, di un minuto e mezzo di reciproche presentazioni (quando è assente la colpa nascosta, ritengo scontato che si dia priorità all'educazione), è diventata un ululato. Per rendere tutto più breve, l'uomo che avevo incontrato in più occasioni per un pranzo veloce, una chiacchierata profonda, una passeggiata da niente ha finto di non conoscermi. Prima volta che mi capita, giuro. E successivamente i suoi messaggi sono andati avanti come se niente fosse accaduto. Il non-saluto non è successo, voilà.
Se fossero qui con me alcuni amici che mi conoscono bene, sorriderebbero e commenterebbero:
- Ci vuole altro, con te!
Che vuole dire tutto e niente. Ci vuole altro perché perdono l'imperdonabile, salvo poi infuriarmi nei momenti meno prevedibili della vita, e ci vuole altro perché in questo misterioso 2009 psichico (la mia amica Gemma ha detto che è un anno psichico) mi è capitato di peggio. E di meglio, anche. Sorvolo, qui, sul significato di "di peggio" perché avrò modo di parlarne più in là, altrove. Dico solo che la mia riflessione da viaggio solitario con marea montante di dolore alla schiena ha prodotto anche la consapevolezza che quel "signor di peggio" deve vergognarsi in ogni caso, anche quando provo a dipingerlo di indulgenza e perdono. Ci sarà tempo. Ma una cosa è chiarissima: ci si perde ormai con una facilità deprimente, e non sempre è necessario. Beato chi sa fare a meno degli altri perché è passato oltre; se penso alle persone che sono arrivate nella mia vita in questi ultimi mesi mi sento grata e felice, e incredula: perché dovrei rinunciare a qualcuno? Non capisco. Requiem, su questo argomento.
La stanza dell'albergo di Todi è piccolissima, ma sto bene nelle pareti oblique che danno su un balconcino dove ho accatastato giornali. L'edicolante mi ha fissata con pupille frementi quando ho chiesto tutti i quotidiani che ho trovato in vendita (tranne uno, non dirò quale), poi ha dato uno sguardo alle mie spalle e ha commentato:
- Ah, lei è con il gruppo di Todinsieme.
Ha indovinato, l'uomo giovane e bello con l'accento milanese che vende giornali a Todi. Ha giudicato dal fascio di quotidiani e pensato che facessi parte di un gruppo di... Non so cosa. Un gruppo, comunque, estraneo alla città e giunto qui per discutere e approfondire. Approfondiamo, dunque. Un amico, Emanuele Caroppo, ha lanciato su FB una piccola discussione che secondo me ha avuto meno seguito di ciò che meritasse: su FB non si discute, si accenna e i messaggi vanno tanto in fretta che si fa appena in tempo ad accorgersi dell'esistenza altrui. Peccato, ogni volta che si creano i presupposti per stabilire relazioni si accelera e banalizza tutto, e si passa oltre. Insomma, Emanuele ha parlato di chiacchiere e discussione. Ormai si chiacchiera, non si discute più. Sacrosanto. Vi viene in mente un'occasione in cui abbiate discusso, discusso sul serio e non chiacchierato? A me viene in mente VeDrò, spero che in futuro mi verrà in mente questo TODINSIEME, e penso anche agli incontri che Mariangela Guandalini organizza a Parma. E, per essere sincera fino in fondo, includo nelle discussioni rare e preziose gli scambi con l'uomo che non mi ha salutato di recente: quando si accorge che esisto, sa essere superiore a tanti altri. Oltre non riesco ad andare. Un'associazione di idee spontanea, mentre rileggo le ultime frasi, va ai commenti in questo blog: quando pubblico pensieri sciolti, riassunti di eventi, ho pochissimi commenti. Meglio scrivere l'erotismo (attenzione, chi mi conosce sa che l'erotismo per me NON è una sottocategoria sensuale della vita e della scrittura, ma è fondamentale) oppure gli amori mozzati che sono tipici del mio stile. Così va l'esistenza.
Domani pomeriggio si va verso Pontedera. Incontrerò nella mia casa di Firenze Lorenza Caravelli, mio fratello Filippo Gatti ed Elisabetta Mandelli e andremo a Pontedera. L'Era dei Libri è il primo festival di letteratura indipendente che mi abbia ospitata quando uscì "Una storia ai delfini". Posso dire di avere avuto il mio primo incontro con i lettori, là. Anche a questo pensavo ieri in automobile, mentre qualche neuroni sciolto riordinava i personaggi del romanzo che ho appena finito di scrivere e riprenderò stasera: Pontedera, l'Era dei Libri, Valentina Filidei e Marina Sarchi. Quanto voglio bene a Marina Sarchi di Librialsole! Comunque. E' capitato tutto ciò che poteva capitare in questi anni, più o meno (faccio volentieri a meno di scoprire eventuali, ulteriori sviluppi negativi, mentre resto apertissima al bello e buono e piacevole), e domani ritornerò in una cittadina che mi conosce e mi ha sempre accolto con affetto. Alla presentazione, insieme a Eliana Liotta (direttore di OK Salute, RCS), vedrò volti noti, ma mi accorgerò anche di assenze che hanno detto più di qualsiasi stupido, vuoto, sterile discorso su amicizia e gratitudine. Porterò il mio corpo di oggi, le testa di domani, le emozioni fortissime e ormai libere che provo. E vedremo, con buona pace di chi vorrà evitare di esserci e ringraziamento da parte mia a chi verrà.
Chiudo, ora. Lo faccio con un pensiero slegato ma profondo. Oggi viene consegnato, in IEO a Milano, il premio di studio "Floriana Andolfi Diomelli": un senologo e un oncologo medico dediti all'attività clinica e di ricerca sul tumore al seno (due uomini, non protestate: per curriculum hanno vinto loro, e in IEO i medici sono donne in maggioranza; questo anno va così) riceveranno un importante riconoscimento in memoria di una donna cui ho voluto molto bene. Bravi. Sono fiera di voi, lo sarebbe anche Floriana.
Sipario.
Scritto il 10/02/2009 alle 12:27 nella filosofia e vita, i ricordi del taccuino, persone, pezzi di parole, Società e costume, varie ed eventuali, Viaggi | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Scritto il 09/30/2009 alle 13:28 nella link, Media e tecnologia, Musica, persone | Permalink | Commenti (8) | TrackBack (0)
Scritto il 09/28/2009 alle 18:55 nella persone | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Siede a un tavolo piccolo d'angolo, è vestita di rosso; i tacchi altissimi poggiano obliqui sul pavimento di marmo dell'albergo di lusso. E piange.
Scendo le scale che dal ristorante portano al bar, ho in mano il telefono e un libro blu con i racconti di Hemingway: il fruscio dei miei pantaloni neri, la giacca crema che mi ha tenuta fresca al congresso e ora toglierò salendo in camera scivolano sul mio corpo e allentano i pensieri. Perché ne ho bisogno, di allentarli, nelle ore che seguono riflessioni che non avrei voluto. Sui ricordi, sulla fine ingloriosa della stima per un uomo che ho amato, su come cambino gli scenari quando il sipario cala troppo in fretta. Sulla delusione, che è la nemesi delle donne come me: se qualcuno mi delude è come se il mondo si fermasse e crollasse a pezzi in un buco oscuro da cui non c'è ritorno. Insomma, scendo e la vedo. E mi accorgo che piange.
Esiste un pianto particolare che solo le donne conoscono: è piccolo e profondo, leggero come una foglia che si è staccata dal ramo ma non riesce a toccare terra. Un pianto che ha dentro stupidità e delusione, e fa male oltre la logica. E' un pianto che qualunque donna sa riconoscere a istinto, e non c'è bisogno di chiedere, non sono necessarie domande retoriche che provocherebbero altro dolore. Butto uno sguardo rapido al suo vestito costoso, alla linea perfetta della gambe e del seno e al trucco che non si scioglie nonostante le lacrime; osservo le mani curate e la pedicure fatta al massimo ieri. E so che aspettava un uomo. E so che l'uomo non è arrivato.
E' un film già visto. L'appuntamento proposto a mezza voce, l'albergo di lusso con un indirizzo discreto, una telefonata tardiva oppure, quando va bene e male insieme, un regalo piazzato davanti al letto e mimetizzato da un mazzo di rose. E il bigliettino: "Perdonami, ma proprio non posso".
Cammino lenta fino al bancone del bar, per un caffé. La sento singhiozzare dignitosa e discreta, credo di toccare i suoi pensieri. Perché sono stata anche io così, ho mandato in gola gli stessi sussulti increduli. Ho scacciato, come sta facendo lei nel silenzio di un bar ricco dove siamo le uniche clienti, l'idea che no, non si può piangere per un uomo. Mi appoggio con le braccia e chiedo il caffé al barista che finge di niente; mi sorride e me lo porta, poi sparisce dietro una parete. Afferro la tazzina, la porto al viso e respiro l'odore caldissimo che sto per buttare in bocca. Vorrei girarmi, raggiungere la donna che piange da sola e dirle qualcosa. Vorrei dirle le stesse cose che altre hanno detto a me, facendomi arrabbiare ma avendo ragione quando l'amore è andato via. "Tra un po' di tempo ricorderai a stento". "In realtà hai vinto un terno al lotto, lascialo andare. C'è di meglio". "Se un uomo ti tratta così non vale la pena". Sarebbe tutto vero, adesso lo so. Invece resto ferma. Mi viene in mente il mio sentiero tortuoso e fresco nel bosco, e il respiro nuovo che da un po' riempie i polmoni. E so che non potrei aiutarla. Il suo dolore, che condivido forte e denso e urticante come se fosse mio, deve spaccarle il cuore e sputare sangue finché non capirà da sola. Deve arrivare, lei che sa vestirsi e truccarsi e mettersi bella per l'amante che non merita, ad ascoltare la sua voce e provare noia. Perché accadrà, potrei scriverlo su uno dei fogli piccoli del barista su questo bancone: accadrà che dimentichi e passi oltre, e si stupisca di sè per il desiderio lacerante della passione con l'uomo che l'ha lasciata.
Il libro blu con i racconti di Hemingway urta la mia mano. Lo guardo e vorrei portarlo a lei. Forse, se leggesse un passo a caso perderebbe la coscienza del momento, come succede a me; riuscirei a darle una mano senza abusare di frasi ovvie. Ma sto ferma, ancora, perché la mia medicina può non essere la sua. La ascolto piangere sicura che non riuscirà a indovinare ciò che sto pensando.
Mi dite che scrivo cattiverie sull'amore. Quando l'ho vista alzarsi, pagare e uscire dall'albergo con uno sguardo al lungomare che, sono certa, odierà per tanto tempo, ho saputo che sarei salita in camera per parlare di lei. E del dolore inutile e volgare di un abbandono che non ha avuto dignità.
Scritto il 09/26/2009 alle 17:20 nella persone, pezzi di parole, racconti, racconti brevissimi | Permalink | Commenti (22) | TrackBack (0)
A Mantova ho partecipato, rapita, all'incontro con Patrizia Valduga. E ho capito che qualche volta, nel mezzo di una vita, l'amore esiste. Forse si tratta di scoprirlo in una somiglianza di interessi e sensibilità. E in un miracolo di alchimia.
Capisco ora, da qualche mese, che per amarsi bisogna anche condividere un po'. Cultura, idee, profondità.
Insomma, questo è un ricordo di Giovanni Raboni nel giorno dell'anniversario della morte, con la voce meravigliosa di Patrizia Valduga. Ma Raboni può dirsi morto?
Scritto il 09/16/2009 alle 08:47 nella Arte e cultura, considerazioni personali, filosofia e vita, persone, Società e costume, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (6) | TrackBack (0)
Ho promesso testimonianza da VeDrò 2009, approfitto di una pausa tra il lavoro del gruppo di cui faccio parte ("tutta salute") e la registrazione di una puntata di Omnibus su Walter Tobagi (si prospetta interessantissima, come fu interessante la puntata che girammo lo scorso anno su Enzo Tortora) per scrivere in libertà.
La prima giornata di VeDrò (lunedì 31 agosto) ha avuto sessioni plenarie bellissime: dopo l'apertura da parte di Benedetta Rizzo, quale migliore esordio che una lezione di Gian Arturo Ferrari sui libri? Spero di avere capacità descrittiva e tempo sufficienti per pubblicare presto una sintesi vera, comunque è stato interessante imparare che esistano due categorie di libri: quelli dell'editoria di progetto e quelli dell'editoria d'autore. Per intenderci, nell'editoria di progetto la "fabbricazione" del libro parte dall'editore che decide di produrre un libro (o una serie di libri) su scala industriale su un determinato argomento, propone l'idea all'autore e successivamente pubblica ciò che l'autore ha scritto. Un esempio di editoria di progetto che rappresenta attualmente il più grosso business editoriale del mondo è il cosiddetto ELT, cioé English Language Teaching: il numero di persone che desiderano o devono imparare l'inglese è altissimo, e questo si riflette sulla domanda e sulla produzione di libri. Nell'editoria d'autore invece i libri non si "fabbricano": l'autore scrive la propria opera, la propone all'editore che successivamente la pubblica. L'autore quindi è l'unico responsabile della scelta dell'argomento, dell'impostazione del manoscritto, senza che vi sia una decisione basata sul bisogno del pubblico.
E' chiaro che la lettura dell'editoria di progetto sia diversa da quella dell'editoria d'autore: l'editoria di progetto è guidata dalla domanda, dalle richieste e dal bisogno del pubblico quindi la lettura è finalizzata, l'editoria d'autore nasce dalla creatività dello scrittore quindi la lettura non è funzionale, è libera e "inutile". Da autore e lettore, ho un tremore incontrollabile alla mano quando scrivo la parola "inutile", per me l'inutilità della lettura è il bisogno maggiore da sempre. Comunque. Anche il mercato si differenzia molto: il mercato dell'editoria di progetto è in larga misura prevedibile, quello dell'editoria d'autore non lo è affatto. A proposito di mercati del libro, quelli più grandi al mondo sono otto e includono l'Italia al settimo posto.
Parliamo di lettori. Esiste un paradosso tutto italiano. Il mercato italiano è, come dicevo qui sopra, enorme: siamo i settimi nel mondo, e il consumo culturale è conseguentemente elevatissimo. Però i lettori rappresentano solo il 38% della popolazione adulta, con lo 0.4% di lettori fortissimi (oltre 20 libri all'anno), l'1.1% di lettori forti (11-20 libri all'anno), il 6.5% di lettori medi (6-10 libri), il 15.2% di lettori deboli (3-5 libri) e il 14.8% di borderline (1-2 libri). Queste percentuali sono calcolate sulla popolazione generale, se vediamo le percentuali stabilite all'interno del gruppo "lettori" vediamo che i lettori fortissimi rappresentano l'1%, i lettori forti il 3%, i medi il 17% e i deboli il 40%. Tutto ciò che per dire che poche persone leggono, il consumo culturale è di una piccolissima minoranza che, a quanto pare, legge tutto ciò che viene venduto.
La parte conclusiva dell'intervento di Ferrari ha riguardato gli ebook. Credo avremo modo di discuterne qui nel blog. Il feticismo del libro, della carta da annusare e portarsi dietro per leggere e rileggere mi riguarda senz'altro, tuttavia aspetto con ansia che i dispositivi per la lettura degli ebook raggiungano livelli tecnologici e di accessibilità ai testi degni dell'attuale standard degli USA; sono assolutamente favorevole alla lettura sui supporti ebook. Possiedo un paio di dispositivi che mi seguono in borsa, anche se il miraggio (che diverrà oggetto concreto nelle mie mani quanto prima: ad aprile avevo chiesto a una persona di acquistare per me un ebook in Oriente ma ho certezza che vivrò aspettando, quindi la mia ferma risoluzione è agire in proprio) è il Kindle 2. Oh, quanto mi lascio affascinare dalla tecnologia quando si parla di scrittura! La magia dell'acquisto d'impulso (la mia vita è impulso continuo) è uno degli aspetti più belli dell'ebook, anche se dovremo aspettare un po' per eguagliare la meraviglia americana del "sono connesso ovunque, mi viene in mente un libro e click, lo compro".
A conclusione di questo breve e impreciso report (stanno accendendo i riflettori per Omnibus), una considerazione a margine sul numero esiguo dei lettori: Ferrari ha concentrato l'attenzione sull'estrema difficoltà di estendere alle classi socio-culturali meno sviluppate del nostro Paese la lettura e, conseguentemente, la cultura, attribuendo a retaggi atavici di arroccamento dei "colti" sul proprio stato elitario la causa delle percentuali deludenti di lettura nella popolazione generale. Condivido quasi interamente: siamo nel 2009 e ancora vediamo scrittori che storcono il nasino quando si tratta di coinvolgere la gente nella cultura, tentare di offrire a tutti strumenti per appassionarsi e migliorare se stessi. Detesto lo snobismo, e quando si tratta di lettura e cultura lo trovo segno di profonda povertà morale (ignoranza, anche in chi esibisce preparazione enorme). Tuttavia, esiste anche il tratto genetico che rende alcuni lettori forti e fortissimi e altri medi o deboli: si nasce forti lettori, difficilmente si diventa. E' importante capire quanto sia possibile incrementare l'interesse per la lettura nelle persone non geneticamente predisposte a essa.
Scritto il 09/01/2009 alle 15:03 nella Arte e cultura, Attualità, considerazioni personali, libri, Media e tecnologia, persone, priorità, Società e costume, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Scritto il 08/29/2009 alle 22:56 nella cultura, eventi, filosofia e vita, Finanza - Economia, Lavoro, Leggi e diritto, link, Media e tecnologia, persone, Popoli e politiche, priorità, scienza, Scuola, Società e costume, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
Scritto il 08/23/2009 alle 09:09 nella libri, persone, pezzi di parole, varie ed eventuali | Permalink | Commenti (1) | TrackBack (0)
Ho provato a scrivere, ma accade che ci siano dolori capaci di immobilizzarmi.
Provo con i colori, e se ne fossi capace userei la musica.
Questo cielo azzurro e rosa è dedicato al mio amico
LUC VANUYTSEL
Che non ho potuto salutare.
Con Luc ho diviso lavoro e vita, parole in tre o quattro lingue diverse, cene alle otto oppure alle cinque (in Belgio si mangia presto!) inseguendo le talpe del giardino. Da Luc ho imparato la migliore radioterapia del mondo, e abitudini e frasi che non ho più voluto abbandonare.
E non l'ho salutato. Ho saputo quasi per caso che non potrò più rivederlo, ci vorrà tempo per accettare.
Ci sono dolori che non so dire. Questo è inimmaginato, più forte di quanto chiunque mi abbia conosciuto negli ultimi anni possa mai sapere.
Dag Luc, dank U.
Scritto il 10/31/2008 alle 22:49 nella persone | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Si chiama Dario Cresto-Dina ed è vicedirettore di Repubblica. Gironzolando in rete, dopo avere pubblicato una recensione su Lankelot che trovate qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/09/16/parente-massimiliano-contronatura/
ho notato il suo nome in basso a sinistra, in homepage di Repubblica. E ho seguito il link. Ho trovato questo blog:
http://cresto-dina.blogautore.repubblica.it/
e lo condivido con voi.
Buona navigazione!
Scritto il 09/16/2008 alle 22:40 nella persone | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Ho scritto di vita e morte, gioia e tristezza. Ho scritto di anime sfiorate, viste, giocate, afferrate per istanti che sono fuggiti. E ho sempre evitato. Di dire me stessa e l'amore. E la famiglia. Legami di carne che volevo proteggere.
Però.
Oggi è il tuo compleanno, e per tutta la vita ho atteso di essere capace. Di dirti che sei l'uomo più importante, quello a cui dire ti amo è troppo pesante perché viene dal cuore. E muove ricordi e tristezze, allegria tenuta per mano e vacanze in campeggio.
E ogni abbraccio è fuoco. Senza paragone.
Tu sei.
Sei stato il modello e la rabbia e il fantasma che ho portato nel cuore. Sei l'uomo che offusca ogni altro sguardo.
Quando sono andata lontano sapevo della tua nostalgia. Perché era la stessa che mi teneva sveglia, e spingeva la corsa ancora più in fondo. Poi ho capito. Che ovunque sia stata non mi sono mai mossa. Perché le radici, quelle che tu ricordi e ripeti ogni volta che puoi, non sono altro che amore. E quello non si può lasciare indietro.
Strano che il compleanno sia anche una fine. Perché per qualche ragione che nessuno comprende un medico a settant'anni smette di esistere. Per te non sarà così, anche se una lacrima dovrà uscire e scorrere con qualche pensiero di missione lasciata sospesa.
Immagino un ambulatorio più bello e più grande, ora, e pazienti ai quali nessuno scriverà lettere per dire che vai in pensione. Prima ancora di dirlo a te. Immagino, aspetto il tuo sorriso felice perché avrai capito che è bastato saltare. E non restare attaccati a un passato che non serve.
Ho scritto per te, oggi. E non è fiaba, non è racconto e neanche romanzo. E' uno strappo alle mie regole di silenzio, una finestra che squarcia il segreto della mia vita. Quella vera.
Non ti ho mai detto che se sono così è perché tu esisti.
TANTI AUGURI, PAPA'
Scritto il 09/26/2007 alle 07:02 nella persone | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Oggi rilancio un pezzo interessante su Caffé Storico Letterario di Francesco Giubilei.
E' questo, a firma di Filippo Gatti:
Non si sono ancora spente le polemiche per le dichiarazioni del regista
americano Quentin Tarantino sul cinema italiano contemporaneo.
La scarsa valutazione data all’attuale produzione nostrana ha subito
scatenato un dibattito interno tra gli addetti ai lavori... Leggi...
Bene, ditemi pure che sono di parte perché Filippo è mio fratello: può darsi che sia così, ma ne sono proprio fiera!
Scritto il 08/02/2007 alle 12:43 nella persone | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Ho scritto spesso pensando a te. Ho raccolto nel cuore i momenti e i sorrisi, e sapevo che il tempo sarebbe stato breve.
Ho imparato. A sorridere e credere, a guardare la morte. Perche' se la guardi ti accorgi di vivere.
Grazie Laura, e arrivederci.
Il mio silenzio per Laura Dubini.
Scritto il 03/10/2007 alle 15:14 nella persone | Permalink | Commenti (0)
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